Ayreon: The Human Equation

Un’auto contro un albero, un uomo in coma nel letto di un ospedale: questa la “storia” su cui si costruisce l’album in questione; accanto al protagonista, a sostenerlo, la moglie (Marcela Bovio, esordiente in questo album) e il suo migliore amico (Arjen Anthony Lucassen, chitarrista olandese creatore della Band fittizia “Ayreon”, che costituisce un progetto musicale decisamente ben riuscito!); dentro di lui un costante confronto di sentimenti, come la Paura (Mikael Akerfeldt, degli OPETH), la Rabbia (Devin Townsend, S.Y.L., Tierra, Ocean Machine), l’Agonia (Devon Graves, dei DEAD SOUL TRIBE), l’Amore (Heather Findlay, dei MOSTLY AUTUMN), la Passione (Irene Jansen, sorella di Floor degli AFTER FOREVER), la Ragione (Eric Clayton, dei SAVIOUR MACHINE) e l’Orgoglio (Magnus Ekwall, dei THE QUILL), che lo accompagneranno lungo l’intero percorso della sua vita, che la sua mente sta ripercorrendo durante il suo coma.
Ed infatti le 20 tracks non sono altro che i 20 giorni in cui il protagonista (“ME”, interpretato da James LaBrie, cantante dei DREAM THEATER) rivive la sua vita, si accorge dei suoi errori, delle sue debolezze, di ciò che lo ha condotto a quell’incidente, che forse non era un vero e proprio incidente (la track 17 si intitola, infatti, “Day Seventeen: Accident?”).
E rivede la sua infanzia infelice, con un padre autoritario (Mike Baker, degli SHADOW GALLERY), che ha abbandonato lui e la madre e che lo ha sempre considerato un perdente, come si evince dal “Day Sixteen: Loser”, in cui il padre del protagonista decide di fargli una breve visita, tanto per ricordargli quanto sia debole e per crogiolarsi della situazione di coma del figlio; “finirai presto come tua madre, 6 piedi sotto terra” gli dice, risvegliando in lui la rabbia, che esplode in un finale da brividi! La madre, in effetti, è morta il giorno in cui il padre se ne è andato, come afferma la Ragione nel “Day Twelve: Trauma”. Ed è stato inevitabile che lui, nonostante si fosse ripromesso di non diventare mai come il padre, prendesse comunque qualcosa da lui, trascurando tutti e ignorando le esigenze e le parole della moglie. Nel “Day Nineteen: Disclosure”, la moglie stessa gli dice “you were never here and even when you were, most of my words would go unheard” (tu non c’eri mai e anche quando c’eri, la maggior parte delle mie parole finivano per non essere ascoltate). E per il suo carattere egoista è una persona sola, come si evince dal “Day Two: Isolation”, in cui la Paura risponde alla sua domanda “Am I alone?”, dicendogli che è solo, che in realtà è sempre stato così, grazie al suo atteggiamento nei confronti degli altri; ma poi interverrà l’Amore a ricordargli che non è solo, che l’amore, il più forte di tutti gli altri sentimenti, è sempre lì, “dancing to his tune”.
Alla base di quest’opera, che definirei un capolavoro, un tema non più fantasy, come nello stile Lucassen, ma una tematica più reale, basata sui drammi della psiche umana; un intero percorso da seguire per scoprire la soluzione dell’“Equazione Umana”, in una matematica costituita dai ricordi e dalle emozioni che incontriamo in questo doppio album.
A livello musicale, negli oltre 100 minuti di musica che lo compongono, si mescolano efficacemente elementi che dal metal più puro portano al progrock anni Settanta, musiche folk e sound elettronici.
Il focus di Lucassen si è soffermato sugli arrangiamenti. in questo album, il quinto degli Ayreon, l’autore olandese ha voluto cantanti e strumentisti che non avessero mai fatto parte del progetto “Ayreon” per creare qualcosa di nuovo ed evitare di cadere nel “ripetitivo”, classico di alcuni artisti, ed è riuscito egregiamente nel suo intento, in particolare di chitarre e tastiere, e sulle voci (emozionanti alcuni cori di voci femminili, molto intensi). Si passa, nell’arco dei 20 “giorni”, ma anche nell’arco di una stessa canzone, da melodie dolci, soft a parti heavy e a pezzi acustici ed orchestrati. Uno stile veramente particolare e straordinariamente vario, per un risultato semplicemente emozionante.
Lucassen dimostra qui di essere un vero e proprio regista: scrive la storia dopo aver composto le musiche, ha scritto i testi in 20 giorni, non consecutivi, crea la sceneggiatura, sceglie i suoi “attori” di tutto rispetto e soprattutto con voci adattissime ai ruoli loro assegnati, registra il tutto, ottenendo, ripeto, un vero e proprio “masterpiece”!
Il “risultato” dell’equazione che il protagonista deve risolvere in questi 20 giorni, lo si intuisce: il ritorno alla vita; ma è l’intero viaggio che porta fin qui, ovvero lo sviluppo dell’equazione, in tutti i suoi passaggi, quello che interessa veramente, le motivazioni che portano alla prevalenza di alcune “emozioni” rispetto ad altre e che lo inducono a non arrendersi e a darsi un’altra possibilità per mostrare a se stesso, agli altri ed anche al padre che lui non è un perdente e che può rimediare agli errori fatti in passato…e lo farà!
E forte di questo suo proposito effettuerà la “scelta giusta” , Day Twenty: Confrontation: tornare “back to life”.
Ecco la tracklist del lavoro in questione:
- Day one: Vigil
- Day two: Isolation
- Day three: Pain
- Day four: Mystery
- Day five: Voices
- Day six: Childhood
- Day seven: Hope
- Day eight: School
- Day nine: Playground
- Day ten: Memories
- Day eleven: Love
- Day twelve: Trauma
- Day thirteen: Sign
- Day fourteen: Pride
- Day fifteen: Betrayal
- Day sixteen: Loser
- Day seventeen: Accident?
- Day eighteen: Realization
- Day nineteen: Disclosure
- Day twenty: Confrontation
Cantanti, cast:
- James LaBrie (DREAM THEATER): “Me”
- Marcela Bovio (ELFONÍA): His “Wife”
- Arjen Lucassen: His “Best Friend”
- Mike Baker (SHADOW GALLERY): His “Father”
- Mikael Åkerfeldt (OPETH): “Fear”
- Eric Clayton (SAVIOUR MACHINE): “Reason”
- Irene Jansen (KARMA): “Passion”
- Magnus Ekwall (THE QUILL): “Pride”
- Heather Findlay (MOSTLY AUTUMN): “Love”
- Devon Graves (DEAD SOUL TRIBE): “Agony”
- Devin Townsend (STRAPPING YOUNG LAD): “Rage”
Musicisti:
- Tastiere: Oliver Wakeman, Joost van den Broek (Suncaged), Martin Orford (IQ), Arjen Lucassen.
- Organo Hammond: Ken Hensley (Uriah Heep).
- Chitarre e basso: Arjen Lucassen.
- Violini, violoncelli, flauti, fagotti e didgeridoo: Flairck, band folk olandese.
- Flauti: John McManus.Batteria: Ed Warby.