La leggenda di Otori

La Leggenda di Otori

“In un Giappone antico e magnifico, dove crudeltà e riti familiari si intrecciano, comincia la storia di Takeo, strappato alla sua vita tranquilla quando il suo villaggio viene brutalmente distrutto dai guerrieri del perfido Lord Iida. Senza genitori, senza casa, unico superstite del massacro, Takeo viene salvato da un nobile cavaliere sbucato dal nulla che lo adotta e lo introduce nel leggendario Clan di Otori. Il ragazzo dovrà fronteggiare odi e intrighi, passioni e tradimenti fino a diventare la pedina principale di un complotto ordito dai signori della guerra. Ma sfruttando i poteri soprannaturali che scoprirà di avere, Takeo riuscirà a trovare la propria strada nel mondo e incontrerà per la prima volta il vero amore, la bella e coraggiosa Kaede. Nulla verrà risparmiato ai due innamorati che non vogliono rinunciare alla purezza del loro amore, alla lealtà e alla nobiltà d’animo, pur sapendo di andare contro il giogo della tradizione. Sconvolgenti profezie, duelli e vessilli insanguinati per un romanzo mirabile e immaginifico, una creazione epica e incantata che ha avuto grande successo internazionale.”

La quarta di copertina della trilogia scritta da Lian Hearn, pubblicata con il titolo La Leggenda di Otori.

Il volume, di oltre 900 pagine, si compone dei seguenti romanzi:

  • Across the Nightingale Floor (2002) — La leggenda di Otori
  • Grass for His Pillow (2003) — Il viaggio di Takeo
  • Brilliance of the Moon (2004) — L’ultima luna

La saga in realtà non termina qui, perché prosegue con The Harsh Cry of the Heron (2006), ancora inedito, e con un titolo che uscirà nel 2007, Heaven’s Net Is Wide, un “prequel”. read more »

Cronologia vampirica

Piccola cronologia vampirica.
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Il tacchino induttivista

Un tacchino, in un allevamento statunitense, decise di formarsi una visione del mondo scientificamente fondata.

«Fin dal primo giorno questo tacchino osservò che, nell’allevamento dove era stato portato, gli veniva dato il cibo alle 9 del mattino. E da buon induttivista non fu precipitoso nel trarre conclusioni dalle sue osservazioni e ne eseguì altre in una vasta gamma di circostanze: di mercoledì e di giovedì, nei giorni caldi e nei giorni freddi, sia che piovesse sia che splendesse il sole. Così arricchiva ogni giorno il suo elenco di una proposizione osservativa in condizioni le più disparate. Finché la sua coscienza induttivista non fu soddisfatta ed elaborò un’inferenza induttiva come questa: “Mi danno il cibo alle 9 del mattino”. Purtroppo, però, questa concezione si rivelò incontestabilmente falsa alla vigilia di Natale, quando, invece di venir nutrito, fu sgozzato.»

Il tacchino induttivista è una metafora ideata da Bertrand Russell e ripresa da Karl Popper, mirata a confutare le pretese di validità dell’inferenza induttiva per enumerazione, cardine dell’empirismo tradizionale di filosofi quali Francesco Bacone, John Stuart Mill e delle disquisizioni del Wiener Kreis, il Circolo di Vienna dei filosofi positivisti logici tenutosi nella prima metà del Novecento (composto da pensatori come Otto Neurath e Rudolf Carnap).

Ayreon: The Human Equation

Un’auto contro un albero, un uomo in coma nel letto di un ospedale: questa la “storia” su cui si costruisce l’album in questione; accanto al protagonista, a sostenerlo, la moglie (Marcela Bovio, esordiente in questo album) e il suo migliore amico (Arjen Anthony Lucassen, chitarrista olandese creatore della Band fittizia “Ayreon”, che costituisce un progetto musicale decisamente ben riuscito!); dentro di lui un costante confronto di sentimenti, come la Paura (Mikael Akerfeldt, degli OPETH), la Rabbia (Devin Townsend, S.Y.L., Tierra, Ocean Machine), l’Agonia (Devon Graves, dei DEAD SOUL TRIBE), l’Amore (Heather Findlay, dei MOSTLY AUTUMN), la Passione (Irene Jansen, sorella di Floor degli AFTER FOREVER), la Ragione (Eric Clayton, dei SAVIOUR MACHINE) e l’Orgoglio (Magnus Ekwall, dei THE QUILL), che lo accompagneranno lungo l’intero percorso della sua vita, che la sua mente sta ripercorrendo durante il suo coma.

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Dream Theater: Systematic Chaos

Dopo due anni dal discusso “Octavarium” e con una nuova casa discografica (la Roadrunner Records, che annovera tra i suoi artisti svariate band metal di successo), i Dream Theater sono tornati in scena con un nuovo album che, come sempre, è stato molto atteso da tutti i fan.

Vi è senza dubbio un enorme cambio di stile rispetto ad “Octavarium” che a parte la lunga suite da 24 minuti finale non era riuscito a convincere molto; un misto tra la genialità di “Scenes From a Memory”, la durezza di “Train of Thought”, e qualche elemento di “Six Degrees of Inner Turbulence” rendono questo cd parecchio interessante, anche se alla fine non si può e non si deve forzatamente far coincidere questo nuovo album con lavori del passato.

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